Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!

A questo punto ci troviamo proprio nella notte con Renzo e Lucia, che, su indicazione di fra Cristoforo, abbandonano in barca il paese natale per sfuggire alle grinfie del malvagio don Rodrigo, il quale mira alla mano della fanciulla; questa, rivedendo i propri luoghi cari, che teme di perdere, è vinta dallo sconforto e, posati il braccio e la fronte sul bordo della piccola imbarcazione, piange.

Riprendiamo la nostra analisi dall’uguaglianza di partenza, dalla triade carne-corpo e anima tanto per intenderci e cerchiamo di estrapolare da essa qualcosa di positivamente utile.

Osservando l’equazione notiamo che è stata molto semplificata molto rispetto a come l’avevamo scritta alcune puntate fa. Innanzitutto l’1 si trova come primo termine, ma questo è normale, essendoci un uguale che lega le due parti

Questo 1 è il massimo di conoscenza che posso ottenere sommando insieme l’apporto della ragione, del corpo e dell’anima. Se la situazione fosse all’equilibrio, avremmo che ognuno dei tre termini contribuisce all’uno per un valore pari a 0.33;

La Cx effettivamente costituisce la parte fissa del sistema che consideriamo, il corpo è sempre lo stesso, e anche i canali sensoriali con i quali comunica, dentro di sé e con il mondo circostante, sono sempre gli stessi. Almeno, nel momento in cui mi accingo a indagare qualcosa, il corpo funziona quasi come una singolarità 

Come punto di partenza assoceremo ad esso un valore pari a 0.33. Detto questo, non ci rimane che andare a risolvere l’equazione per tutti i valori che nel capitolo precedente abbiamo enumerato come dominio di verità della nostra equazione per la x.

Nello specifico, abbiamo preso in esame sei casi in cui la T tendeva ad un valore di K. E risolvendo la nostra uguaglianza per tutti i sei casi otteremo questa tabella di valori di K e di T, che riporto qui sotto in maniera dettagliata.

A questo punto, chiedendo il permesso alla geometria, andiamo a plottare (disegnare, fa più chic!) i nostri dati sul piano cartesiano ponendo sull’asse orizzontale dell’ascissa i valori di K e su quello verticale dell’ordinata i valori di T. questo è il risultato.

Eureka! Disse Archimede, secondo la leggenda scappando di casa nudo mentre faceva un bagno rilassante, eureka, ho trovato! Cosa abbiamo trovato? Fidatevi tante cose. Innanzitutto, tutto quello che abbiamo detto fin qui, almeno fino all’articolo precedente, è vero.

E il fatto che i nostri valori siano perfettamente (quasi, la perfezione è del Paradiso!) graficabili secondo una retta, significa che questi sono realmente parte di un fenomeno in relazione.

In azzurrino troviamo indicata l’area del triangolo che si viene a formare tra l’intersezione della retta, nostra equazione della triade, e gli assi immaginari del piano cartesiano. Questa designa, e non disegna!, l’area positiva della conoscenza: come dire, tutto ciò che ricade all’interno di questa area è conoscibile. Cioè per determinati valori di K e di T, ancora a noi ignoti, sicuramente positivi avremo certezza di conoscere quella “x”, quel fenomeno che ci siamo prefissati. Certo, non sempre nello stesso modo. In quanto l’area che si verrà a formare a seconda di quale valore di K o di T considero, non sarà mai uguale, a volte sarà più, a volte sarà meno

E non dipende nemmeno dall’eccellenza del valore: notiamo infatti che all’aumentare della K e della T il triangolo, e quindi la sua area, tende al vertice e tende quindi ad una conoscenza pari ad una singolarità, qualcosa di impossibile. Ma ci sono altre due aree, almeno quelle che per ora la retta ci individua, che cadono in zone negative. Vediamo che per valori pù alti di K e per valori di T che tendono all’uno, la retta entra drammaticamente in area negativa, come dire che la mia analisi conoscitiva produrrà conoscenze negative. 

Interessante e spaventoso al contempo. Ma poi non così strepitoso. Gia dai primi articoli mettevamo in guardi sul fatto che, estremizzare uno strumento di conoscenza a discapito dell’altro, non avrebbe portato a nulla di buono.

La matematica, la grande signora del pensiero umano, ci insegna che, date due coppie di valori legati insieme dall’uguaglianza, potrò scrivere la funzione che le regola che sarà uguale al prodotto tra la m (coefficiente angolare, indica la pendenza, l’angolo della retta) e la differenza in termini assoluti dei due valori presi sull’asse delle y e delle x.

L'ultima uguaglianza che abbiamo scritto ci sta interpellando e ci sta chiedendo il nostro contributo. Come se ci chiedesse, e tu in questo grafico dove sei posizionato? Come conosci i fenomeni intorno a te? Come pensi? O, ancora più forte, quanto pensi? Quanto potresti potenziare il tuo pensiero? Dove correggere alcune posizioni? Piano piano nel prossimo step vedremo come tutto questo sarà valutabile chiamando in causa la nostra autocoscienza 

La nostra conoscenza deve appartenere alla sfera positiva della funzione, la nostra autocoscienza dovrà formare la ragione e la trascendenza facendo sì che queste cooperino per produrre un’analisi fruttuosa dei fenomeni che studia: dalla legge fisica di turno, a quale supermercato sia più conveniente recarsi visto i soldi che abbiamo in tasca e la benzina che abbiamo nel serbatoio.

Di questo stiamo parlando, e spero che il linguaggio abbastanza formale non ci faccia fuorviare da questo scopo. Dare delle linee di tendenza della nostra capacità critica della realtà, con lo scopo di ridimensionare il proprio ego, sicuramente nel prossimo capitolo qualcosa del genere avverrà, e spronarsi a fare di meglio, forse un po’ più legati alla realtà e meno farfalloni.

Per leggere l'articolo integrale in versione PDF clicca qui