La spiritualità del lavoro nella Laborem exercens applicata al mondo odierno 

Relatore Prof. Sac. Raffaele De Angelis Candidato Stefano Bazzucchi


PONTIFICIA FACOLTA’ TEOLOGICA DELL’ITALIA MERIDIONALE

ISTITUTO TEOLOGICO COSENTINO “REDEMPTORIS CUSTOS”

RENDE-COSENZA


Anno accademico 2014/2015

L'uomo, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano1 e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all'incessante elevazione culturale e morale della società, in cui vive in comunità con i propri fratelli.
(Laborem exercens, 1)

INTRODUZIONE

Il lavoro è l’attività umana per cui la persona esprime maggiormente la sua abilità mentale e manuale, e quindi, per estensione costituisce il luogo primario da cui analizzare la sua immagine e somiglianza con il Creatore.

L’UOMO E IL LAVORO

Il lavoro è un'attività produttiva che implica il dispendio di energie fisiche e 1 intellettuali per raggiungere uno scopo prefissato , e in generale per procurare beni essenziali per vivere o altri tipi di beni.

1. Il lavoro: aspetti generali

Le nuove tendenze espresse oggi dal mondo del lavoro vedono, in primis, il graduale allontanamento dalla figura tradizionale del lavoro subordinato ed etero diretto verso tipologie che vedono il lavoratore in posizione più autonoma e in qualità di gestore diretto della propria professionalità.

Questo potrebbe portare ad una rivalutazione e responsabilizzazione del lavoratore, ma potrebbe anche significare che al mercato interessa soltanto la sua prestazione lavorativa come merce da utilizzare secondo le 3 esigenze dell’azienda e del mercato

Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dal resto delle creature, la cui attività, connessa col mantenimento della vita, non si può chiamare lavoro; solo l'uomo ne è capace e solo l'uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra. 
(Laborem exercens, 1)

2. Il lavoro umano

Il lavoro è in funzione della persona e contro le pretese dell’economismo materialistico occorre riaffermare decisamente che non è né può essere l’uomo al servizio del lavoro, ma il lavoro al servizio dell’uomo.

3. Diritto al lavoro

Il lavoro è un diritto fondamentale ed è un bene per l’uomo58: un bene utile, degno di lui perché adatto appunto a esprimere e ad accrescere la dignità umana.

La “piena occupazione” è pertanto un obbiettivo doveroso per ogni ordinamento economico orientato alla giustizia e al bene comune64 degli individui nella scelta dell’attività da svolgere nel corso della propria esistenza.

4. Lavoro e ambiente

La tutela dell’ambiente è strutturalmente ancorata al “diritto all’ambiente” come diritto fondamentale. Si tratta di diritto il cui oggetto è tutelato dalla Costituzione repubblicana in modo non proprio “esplicito”, ma solo in funzione di principi che sono collegabili al concetto ambiente in senso geografico e organizzativo

Il degrado ecologico è soprattutto un problema di inquinamento: come l’inquinamento atmosferico proveniente dalle industrie e dalle macchine di petrolio per cui secondo calcoli attendibili, l’atmosfera terrestre sarebbe annualmente avvelenata da 200 milioni di tonnellate di monossido di carbonio;

l’inquinamento dell’acqua dovuto ai residui urbani e rurali ma anche allo sversamento coatto di sostanze tossiche nei mari e negli oceani ad opera delle petroliere;l’inquinamento del suolo coi nostri rifiuti, i pesticidi e la distruzione delle piante; l’inquinamento sonoro, legato all’industrializzazione e al progresso tecnologico; e infine l’inquinamento atomico non solo dovuto ai gravi incidenti degli ultimi anni (vedi Chernobyl, vedi Fukushima)

ma anche per le notevoli quantità di plutonio che rimane la forma basica di combustibile in questo settore È con rammarico che dobbiamo constatare che la creazione dell’uomo è molto più pericolosa di quella di Dio.

La fede nel rivelarci l’amore di Dio Creatore, ci fa rispettare maggiormente la natura, facendoci riconoscere in essa una grammatica da Lui scritta e una dimora a noi affidata perché sia coltivata e custodita; ci aiuta a trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità e sul profitto, ma che considerino il creato come dono, di cui tutti siamo debitori; ci insegna a individuare forme giuste di governo, riconoscendo che l’autorità viene da Dio per essere al servizio del bene comune.

(Lumen fidei, Francesco)

SPIRITUALITÀ DEL LAVORO

Grazie all’incarnazione l’essere umano è stato elevato ad una dignità che trascende l’uomo. Questa dignità rappresenta la Trascendenza dell’uomo per cui l’umanità è data e insieme assegnata come compito dell’uomo.

1. Lo spirito della Laborem exercens

Al lavoro, che è collaborazione con la Grazia, si accompagna un atteggiamento di stupore di fronte al valore e di fronte alla dignità della persona umana. Infatti il valore e la dignità dell’uomo non stanno nel lavoro in sé; stanno piuttosto nella Grazia.

L’uomo si è trasformato in un meccanismo impersonale che non pensa su di sé, che ha perduto la capacità di abbracciare la propria verità ed è diventato ragione che costruisce “nuove verità” dipendenti dalla matematica e dalla materia che ad essa è soggetta.

Una coscienza ridotta a coscienza dei bisogni non tende quindi verso una unità, ma si disgrega quasi parallelamente al moltiplicarsi degli oggetti prodotti, una coscienza così frantumata non è in grado di stupirsi di sé

2. Lavoro come collaborazione con Dio

I cristiani non solo non pensano di contrapporre le conquiste dell’ingegno e della potenza dell’uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; ma al contrario essi piuttosto sono persuasi che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. 

3. Lavoro come unione con Gesù operaio

Nella vita e nell’insegnamento di Gesù c’è un autentico “vangelo del lavoro”, cioè un grande e originale messaggio di speranza sul lavoro umano, a cui fa eco l’insegnamento e l’esempio di Paolo, che si vantava di provvedere al suo sostentamento con il lavoro delle proprie mani e deplorava duramente quanti vivevano nell’ozio

Cristo ristabilisce l’umanità nella missione originaria di dominare il mondo: salvando l’uomo, dà al lavoro il suo pieno valore: ne rende l’obbligo più pressante perché lo fonda sulle esigenze concrete dell’amore soprannaturale, rivelando la vocazione di figli di Dio fa vedere tutta la dignità dell’uomo e del lavoro che è al suo servizio, stabilisce una gerarchia di valori che permette di giudicare e di regolarsi nel lavoro.

Instaurando il Regno che non è di questo mondo, ma vi si trova come un fermento, egli restituisce la sua qualità spirituale al lavoratore, dà al suo lavoro le dimensioni della carità e fonda le relazioni generate dal lavoro sul principio nuovo della fraternità in Cristo.

4. Lavoro come partecipazione

al mistero Pasquale

Nel lavoro, la partecipazione alle sofferenze del Signore è resa possibile da quello che Paolo VI chiamava il suo elemento ambiguo: la fatica che, a causa del peccato, va congiunta inevitabilmente con ogni lavoro, manuale o intellettuale, e la realizzazione personale.

Nel lavoro il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo e l’accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce. Nel lavoro, grazie alla luce che dalla resurrezione di Cristo penetra in noi, troviamo sempre un barlume della vita nuova, del nuovo bene, quasi un annuncio dei “nuovi cieli” e della "nuova terra" che Dio ci ha promesso. 
(Laborem exercens, 332)

Per il cristiano il lavoro «è una messa che quotidianamente rinnova l’azione del Calvario» . Ma la croce non costituì il fallimento di Cristo, fu invece la sua esaltazione, perché alla sua passione e morte seguì la resurrezione, la gloria. Così anche l’uomo parteciperà della gloria di Dio se nella sua vita avrà saputo accettare e comprendere la durezza della vita e del lavoro.

L’uomo che porta il peso del lavoro quotidiano ripercorre in qualche modo la “via della Croce”, che approda al porto finale della Risurrezione: «Gesù ha compiuto l’opera della redenzione dell’uomo, di tutti gli uomini, attraverso la croce, sì, ma anche attraverso il lavoro. E così il lavoro umano, il vostro lavoro, il lavoro con tutti i suoi problemi. Nessun lavoro, nemmeno quello meglio retribuito e qualificato, potrà mai appagare il cuore dell’uomo se privato di questa dimensione trascendente, mentre il lavoro più appartiene a questa grande, divina opera della redenzione»

EVANGELIZZARE IL LAVORO

Se la via della Chiesa è l’uomo , percorrendo questa via incontriamo il lavoro, che esige da noi una interiorizzazione dei valori spirituali evangelici; e questa interiorizzazione ci abilita ad impegnarci realmente per un rinnovamento delle strutture sociali e politiche che mortificano il lavoro .

1. Quale spiritualità del lavoro?

C’è bisogno invece di una spiritualità matura che prepari il lavoratore credente a vivere la propria dimensione assumendo tutte le tensioni che attorno alla realtà del lavoro vengono sviluppandosi. Fortezza di spirito quindi.

Il lavoratore benché svolga le sue azioni di servizio in famiglia, in parrocchia, tra gli amici, riconosce che il suo primo ambiente è il suo posto di lavoro: è lì che è chiamato a sviluppare tutte le sue qualità e tutti i suoi carismi. Non serve a niente essere un ottimo catechista se poi si è un pessimo operaio

Così una spiritualità del lavoro implica anche una spiritualità del riposo riprende fiato ed energia dalle fatiche del lavoro, ricaricando se stesso a contatto con Dio nella preghiera e nella carità.

2. Per una pastorale del lavoro

C’è da promuovere fra tutti, ma specialmente tra i lavoratori, una cultura del lavoro cristianamente ispirata, che comprenda una deontologia chiara e impegnativa. Non serve pensare a una pastorale del lavoro a sé stante, basta che la dimensione lavoro sia costantemente presente nell'unica pastorale della Chiesa

La festa, con il suo ritornare e ripetersi, offre all’uomo quel senso di circolarità della sua vita che però è inserito in una visione più ampia che è il tempo del cammino, il tempo del pellegrinaggio terreno di noi uomini.

San Josemaría Escrivà centro di tutta la vita cristiana, e nello specifico del Movimento, vi fosse la realtà per cui qualsiasi lavoro degno e nobile sul piano umano può trasformarsi in un lavoro divino. Escrivà dedusse questo concetto meditando sui lunghi anni della vita di Gesù a Nazaret, anni oscuri, ma tutt’altro che insignificanti poiché non rappresentano una semplice preparazione agli anni della vita pubblica.

La prima cosa è santificare – rendere santo – il lavoro, l’attività del lavorare . Santificare il lavoro è rendere santa questa attività, rendere santo l’atto della persona che lavora.

Invece, lavorare per motivi egoistici, come il desiderio di auto-affermarsi, di brillare o di realizzare al di sopra di tutto i propri progetti e gusti, o l’ambizione di prestigio per vanità, o di potere o di denaro come meta suprema, impediscono radicalmente di santificare il lavoro, perché è come offrirlo all’idolo dell’amor proprio.

3. Evangelizzare il lavoro

la liturgia infatti è il modo specifico attraverso il quale la Chiesa vive di Cristo e per Cristo, e fa vivere i credenti di Cristo e per Cristo. L’azione liturgica li fa essere sacramentalmente del mondo ma non del mondo. Il futuro del cristianesimo in Occidente dipende in larga misura dalla capacità che la Chiesa avrà di fare della sua liturgia la fonte spirituale dei credenti 

Nell’atto penitenziale, il cristiano mette a nudo la sua vita, e quindi anche il suo impegno professionale, la sua serietà lavorativa, la sua solidarietà verso gli altri, l’atteggiamento di offerta al Padre e di servizio ai fratelli, ma anche lo sforzo per la vita

Dal pane di vita occorre attingere le forze per accettare il cambiamento di mentalità, il capovolgimento della vita, la conversione. Occorre consegnarci alla grazie divina in modo tale che se dobbiamo far giustizia, non dimentichiamo la carità; e se dobbiamo accettare la giustizia, la grazia ci conduca a dimostrare che, nell’eucarestia, non è pane quello che riceviamo, non è un’ombra che abbracciamo, ma è veramente Gesù

4.Lavoro e festa

La festa è trasformata in puro ozio, puro svago, pura alienazione dalla fatica quotidiana, e questo crea nell’uomo un continuo avvilupparsi su se stesso e sulla propria tristezza di vivere con il risultato di una scontentezza di fondo.

Nell’attuale società siamo abituati a rapportarci alle persone con le categorie del consumo, del’utilità e dell’assimilazione, ma la festa non è qualcosa che si consuma c'è  il rischio di lavorare per consumare e di consumare per lavorare.

La festa, con il suo ritornare e ripetersi, offre all’uomo quel senso di circolarità della sua vita che però è inserito in una visione più ampia che è il tempo del cammino, il tempo del pellegrinaggio terreno di noi uomini.

Conclusione

Riporto per intero le conclusioni di tutto il trattato 

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