Nella commedia romantica del 2010, Lei è troppo per me!, il protagonista Jay, controllore di aeroporto, per rispondere ai continui sfottò dei compagni, visto la sua bassa prestanza verso l’altro sesso, si fionda sulla bellissima e prosperosa Alice, bionda fiammante, potremo dire, inarrivabile a prima vista, e le chiede di uscire con lui per una serata a lume di candela. Quale sorpresa quando lei, in barba ai colleghi che già lo deridevano per lo scontato rifiuto che avrebbe ottenuto, accetta!

Anche io nel mio piccolo, contro ogni spiegazione logica, c’ho provato! Eh sì, perché di fronte ai risultati che fra poco commenteremo insieme, si è imposta la strada della prova, dell’andare per tentativi, fino a che questi, che di primo acchito non risultavano per nulla collegati, hanno rivelato qualcosa di interessante.

Per cui la nostra x risulta direttamente legata alla r della relatività, al fattore (1+T) che abbiamo lasciato così espresso ma che sappiamo bene indicare la totalità non solo naturale, nella quale anche noi umani siamo compresi, ma anche quella trascendente, per sintesi potremmo dire la divinità, Dio, per cui (1+T)=∞; e, terzo fattore un rapporto tra la trascendenza e la ragione.

A questo punto, sfruttando le regole del sistema, possiamo eguagliare i due differenti risultati della X ottenendo questa nuova equazione sulla quale continueremo a lavorare. interessante il fattore R/x che sta ad indicare tutto ciò che la ragione può indagare passato per la lente accurata del solo fenomeno in questione. ora, noi sappiamo che questo rapporto, può tranquillamente essere sostituito con la variabile RELATIVITA', r, poichè, secondo l'illuminazione di Einstein, di ciò che noi studiamo possimo solo conoscerne il suo aspetto relativo nelle 4 dimensioni dello spazio e del tempo.

Ma la domanda che sorge spontanea è cosa poter fare con questa strana uguaglianza che abbiamo ottenuto. Come tirare fuori qualcosa di più concreto, di più comprensibile –non nego che ammiro quanti sono arrivati a leggere fin qui, davvero molto molto pazienti e intraprendenti!- di fatto dare un senso alla nostra ricerca.

La relatività, come tale, può essere assimilata, per migliore comprensione, ad un concetto della fisica, molto moderno e molto caro soprattutto alla fisica delle particelle, frontiera dei nostri giorni, e cioè quello della “singolarità”. La singolarità è una caratteristica di un fenomeno che ne descrive il suo essere in un modo e solo quello. Non appare quindi semplice associare ad essa un valore senza variarne i parametri di studio. Quindi la r, non la guardiamo nemmeno. Non ci rimane che lavorare con la K e la T

La nostra funzione esprime, come tutte, un grafico, un andamento che è plottabile (termine inglese italianizzato per dire disegnabile, rappresentabile). Già, ma qual è questo andamento? E quali valori numerici possiamo prendere per scoprire i punti di incontro sul quadrante, e colpire e affondare la nave nemica? Quali variabili prendere in esame?

Quindi ho pensato di andare a sondare, come fa lo speleologo quando si incastra per i cunicoli, desideroso di scoprire cosa c’è infondo, l’andamento della nostra funzione. Come si fa questo? La matematica ne sa una più del diavolo!  Si chiama “limite”. Il limite di una funzione è l’approssimarsi nel grafico a un determinato punto per scoprire cosa succede in quella particolare situazione. Quando non so la coppia di valori per cui la mia uguaglianza è verificata, faccio tendere la mia funzione ad un valore, preso a scelta... diciamo! E vedo quale risultato ottengo.

Primo caso da analizzare è quando la T tende a (K-1/K), cioè dire, la sola ragione, quindi niente trascendenza, tolto tutto ciò che la ragione può conoscere nel suo indagare il tutto intorno a noi (1/K), e come vediamo il risultato di questo limite è il valore stesso a cui tende la T.

Questo significa che il tipo di conoscenza che tirerò fuori da questo tipo di ricerca sarà strettamente dipendente dalla sola ragione, e di fatto, non considererà nessuna nuova conoscenza che potrebbe derivare dallo studio del mondo in cui essa opera. Una ragione molto simile alle idee platoniche che sono collocate nell’iperuranio

Nel caso in cui T tende a (1-1/K), a differenza di prima, considero il mondo naturale, è vero, è qui di fronte a me, esiste, ma di fatto non ha nulla da dirmi perché non lo considero depositario di alcun tipo di verità. Credo che questa sia la posizione di coloro che bastano a se stessi e considerano la ricerca scientifica come una perdita di tempo in quanto la scienza non può spiegare i fenomeni che occorrono intorno a noi

Mi viene in mente il detto secondo cui, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire! Una ricerca sterile. Che non serve, se non a rimpinguare l’orgoglio e il solipsismo in cui la ragione vive.

Il caso in cui la T tende a (K-1) che starebbe a significare quando ancora non c’è alcun tipo di considerazione verso il tutto intorno a noi, ci porta a considerare una situazione di trascendenza che tende a zero, forse anche, in alcuni casi, a valori negativi. Solo la ragione, la pura e semplice ragione.

La x sarà uguale alla relatività, di questa sorta di ragione purista, che esula dal confronto con il mondo esterno ritenendolo pleonastico, irrisorio. Un risultato un po’ difficile da comprendere in quanto se la ragione è slegata totalmente dal mondo esterno come potrà conoscere il fenomeno stesso che studia, visto che considera solo ed esclusivamente se stessa come parametro di verità?

Quando la nostra razionalità trova la sua base nelle connessioni neuronali che di quell’UNO, che nei casi finora abbiamo definito irrisori e non ponderanti, si serve, siamo nel caso in cui la T tende a K, avendo come risultato (r+rK). Quasi come la fine della cantica dantesca sull’inferno, “e uscimmo a riveder le stelle!”, in questo caso compare la r che è il nostro salvagente verso l’oggettività di ciò che andiamo a studiare

In ultima analisi facciamo tendere la T a se stessa, a 1, ottenendo questa bellissima uguaglianza, per quanto questa costituisca un tuffo nel buio, in cui l’oggetto, l’ente, l’entità di cui mi prefiggo lo studio sarà verificata solo nella razionalità di Dio. Come dire, preso un’entità naturale, tipo l’acqua!, studiarla nella razionalità di Dio. Perché Dio ha pensato all’acqua? Perché l’ha pensata trasparente? Perché in stati differenti? Perché l’acqua ha una funzione strettamente connessa alla vita? E chi lo sa? Solo Dio, mi verrebbe da dire...o forse no! E poi qualcuno potrebbe obiettare: ma perché l’acqua l’ha pensata Dio?

Dobbiamo decidere cosa fare con questi dati, così interessanti, ma poco esplicativi: una su tutte, non c’è uno straccio di numero, come faccio a costruire un grafico sull’andamento della ragione in relazione alla trascendenza... e viceversa, perché no!

C’è però una valvola di sfogo, c’è una possibilità di redenzione, di riscatto, ma comporta un salto davvero unico, comporta abbandonare le certezze: per Jay, il nostro controllore di aeroporto, significa mettere da parte la sua goffaggine, mettere da parte il giudizio che ha su stesso e prendere in carico il sì di Alice, libero incondizionato, significa mettersi in discussione, scoprire ciò che lei ha visto di bello in lui e che evidentemente e quasi drammaticamente, lui non sa di sé!

Per leggere l'articolo integrale in formato PDF clicca qui