A Roma il Tridente è di casa. Con questo termine si indica l'area urbana innervata sulle tre direttrici rettilinee con vertice in piazza del Popolo e divergenti in direzione sud, assumendo così la forma di un tridente. Ma ancor di più, per gli appassionati di calcio –spero che qualcuno che sta leggendo lo sia!- il Tridente evoca momenti stellari passati di fronte alla tv, e perché no, anche allo stadio, ammirando le prodezze dei tre calciatori Totti, Delvecchio e Batitusta (l’argentino piede dorato, a metà tra l’inarrivabile Maradona e il fantasista Messi) che in una sola stagione, con il loro schema a tre, hanno realizzato più di 40 gol. Calcio spettacolo! 

Andremo ad introdurre nelle nostre avveniristiche equazioni la variabile TRIDENTE, sì, la chiameremo così, la variabile che fa riferimento a colui che del Tridente ne è l’espressione massima, grazie anche al XXXIII canto del Paradiso di Dante. Dio. Unica sorgente ed unico orizzonte. Fons et culmen, dicevano i latini. Fonte e culmine. Punto di inizio e punto di arrivo, all’interno del quale si dipanano tre direttrici che non sono altro che la diffrazione della medesima luce.

Ora, forti dell’equazione della retta K=0.6-T, retta descrivente il fenomeno conoscitivo personale in relazione alla razionalità e alla trascendenza, dobbiamo fare il salto di qualità, e cioè rendere tutta questa digressione, alquanto aleatoria, un metro di misura per la metodologia conoscitiva di ognuno di noi.

Per fare questo dobbiamo necessariamente dare valore numerico assoluto alla K e alla T, e questo non sembra cosa di poco conto. Per aiutarci in questa nostra impresa, andremo appunto ad introdurre la variabile A, che fa riferimento all’autocoscienza relativa ad ognuno di noi. Per valutarla ci serviremo di un piccolo questionario, o test di valutazione che ha come scopo quello di suscitare domande di senso verso noi stessi e verso il mondo che ci circonda per testare, almeno in parte, con quali ondulazioni la nostra trascendenza opera e processa gli avvenimenti intorno a noi.

10 domande non possono descrivere il tutto di una persona, 10 domande non coprono la totalità degli effetti personali che ci portiamo dietro. D’altra parte ci serviranno per rendere la nostra analisi quanto più legata alla realtà umana che ci contraddistingue per dare alla nostra ricerca un tono spiccatamente personalista e pragmatico

Per valutare l’autocoscienza ci serviremo di 10 affermazioni più una, che riporto qui sotto, di carattere generale, che andranno valutate personalmente, nella loro verità, da 1 a 10.

1. Mi piace la mia calligrafia

2. La giornata di ieri mi è piaciuta

3. Mi piace quell’odore che c’è subito dopo che piove

4. Sono impulsivo con chi lo è con me

5. Sono una persona unica che si merita un trattamento speciale                              

6. Nelle mie giornate trovo sempre qualcosa da fare

7. Ci sono cose che non ho scelto e mi hanno cambiato

8. Mi piacciono i miei capelli

9. Parlo di più con le persone che sembrano simili a me

10. Passo del tempo a immaginarmi diverso

11. La tua età espressa in decimi (esempio 22 anni= 2,2)

Il risultato va espresso in centesimi, cioè sarà 0,x

Dare una valutazione a queste domande significa innanzitutto porsi in relazione con i nostri sensi, passandoli però attraverso la ragione, visto che sul momento, salvo imprevisti, non si verifica realisticamente nessuna delle condizioni espresse. Infatti, mentre rispondiamo non stiamo scrivendo, mentre pensiamo alla giornata di ieri, siamo ad oggi, cosi per le altre domande, vengono attivati canali intellettivi che però vadano ad interpellare dei ricordi sensoriali.

Dobbiamo considerare in quale ambito la mia conoscenza si muove, se in un ambito credente e spontaneamente aperto alla trascendenza, oppure in un ambito puramente intellettivo che esclude questa eventualità. Detto questo, l’equazione per il calcolo di K diventerà quella riportata qui sotto, rispettivamente per (K-1) qualora si escluda il trascendente reale oppure per (K+1) qualora lo si consideri necessario per la propria esistenza.

Notiamo infatti che i due operatori che ci permettono di calcolare la KA e la TA potrebbero essere scritti in maniera semplificata risolvendo la somma e la differenza, rispettivamente tra i valori 0.66.

Ultima premessa, per non perdere ulteriore tempo in seguito, va da sé che possiamo associare all’area del triangolo totale relativo alla conoscenza positiva una quantità che andremo a comparare con quella inerente al caso particolare di ognuno di noi, ottenendo quindi un rapporto in valore assoluto che potremmo poi esprimere con una percentuale. La percentuale di conoscenza nell’ambito gnoseologico entro cui mi muovo. Esso è 0,2178!

Facciamo riferimento a 3 casi in particolari, anche se, ovviamente per ognuno di noi, si potrà definire uno specifico andamento in relazione all’età e al punteggio totalizzato dalle risposte alle domande di cui sopra.

Il primo caso è quello di una donna di 63 anni, credente. Dalla risposta alle domande totalizziamo un valore di 61, che sommato a 6,3 (la sua età espressa in decimi), espresso poi in centesimi e diviso per 0.66, il fattore limitante che abbiamo individuato dall’equazione, ci darà un valore di A pari a 1.02.

Questo sostituito al calcolo della K nell’equazione precedente ci dà il risultato di 0.51. di conseguenza la T sarà pari a 0.15. Andando ora a cercare nel grafico il punto sulla retta avente coordinate (0.51;0.15), ci imbattiamo in questo risultato da cui si evince che l’area del triangolo descritto sarà pari a 0.13, il quale messo in relazione con l’area totale inscritta per la conoscenza positiva darà un valore di 0.59.

Un giovane di 22 anni, non credente, che totalizza dalle risposte al questionario un punteggio di 53. Sommando la sua età espressa in decimi e dividendo la notazione centesimale per 0.66, ottengo il valore da sostituire nell’equazione apposita, quella che tende a (K-1), e avrò come risultato K=0.415. di conseguenza la T sarà uguale a 0.245. L’area del grafico occupata, in direzione della K e non della T, visto che il soggetto non è credente sarà pari a 0.09 che rappresenta il 39% del totale.

Un adolescente di 13 anni, credente, o comunque aperto all’esistenza di Dio, che totalizza un punteggio di 84. Molto sicuro di se stesso, diremmo noi, forse inesperto, ma di sicuro con la testa sulle spalle. La K che otteniamo è pari a 0.64 e di conseguenza la T sul piano delle x sarà approssimativamente pari a 0 (0.02). il triangolo che si viene a formare è pressoché coincidente con il triangolo originario descrivente la conoscenza positiva del fenomeno. Siamo oltre il 90% di conoscenza, indubbiamente la sua mente è molto elastica e fresca.

Questa è solo una validazione del sistema, come dire, se funziona per i concetti astratti, funzionerà anche con dati reali e realmente derivanti da vicende personali concrete. E di fatto abbiamo visto che è così. Ma ancora non abbiamo trovato quello che stavamo cercando. Il nostro studio, che inaspettatamente ci ha regalato questo sistema di valutazione della capacità analitica della ragione, è volto alla conoscenza della x. Noi vogliamo scoprire quanto conoscerò quel fenomeno. Cioè quanto la mia razionalità riuscirà a conoscere quell’ente, chiaramente anche in relazione alla capacità intellettiva che esprimo. Mi spiego meglio. Quello che noi cerchiamo risiede nell’oggetto di indagine e non in noi, è la x la nostra incognita non la nostra ragione. La sua essenza, ciò che fa essere la x, x (per esempio, ciò che fa dell’acqua, acqua!). E ancora, da quanto mi pare, non ci siamo.

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