Oggi, 17 maggio, inizia una rubrica settimanale dal titolo “Desiderata”, prendendo spunto dalla bellissima poesia-riflessione omonima, rubrica che avrà come argomento l’antropologia, l’umanità illuminata dall’ispirazione di vita che grandi uomini e donne prima di noi hanno avuto. La poesia possiede 18 esortazioni, una più profonda dell’altra. L’idea è di affidare una riflessione, che faccia conto del proprio vissuto personale, idee, conoscenze, studi, passioni, a 18 persone diverse. Alla fine otterremo un piccolo, ma preziosissimo manuale di umanità.

La persona felice

È davvero impressionante come tutto ciò di cui abbiamo bisogno si trovi già sotto i nostri occhi, tra le nostre mani. Questo pensiero bello, non è solo una pia esortazione ad accettare la vita che abbiamo, qualunque essa sia oggi, in questo momento storico, bensì una delle massime che hanno solcato la filosofia di tutti i secoli. In tutti i tempi, e in tutte le grandi menti, hanno riecheggiato le parole immortali di Socrate che gridò a gran voce agli uomini di tutte le generazioni, “uomo, conosci te stesso!”. È in te stesso infatti che troverai la chiave di volta per aprire i segreti più nascosti che non si trovano paradossalmente in qualcosa che deve venire, o che devo raggiungere con il mio sforzo, ma esattamente in quello che possiedo, sia a livello intellettuale che a livello materiale.

Ho trovato qualcosa di interessante, mettendo ordine nella mia stanza, alcuni giorni fa, in questi giorni surreali, gli ultimi sembrerebbe, in cui abbiamo vissuto in questa quarantena forzata per proteggere noi e i nostri cari dalla terribile epidemia di Covid-19 che ha colpito tutto il mondo e alla quale abbiamo dovuto abituarci e rassegnarci. Questa ci ha cambiato per sempre, almeno fin quanto non troveremo un equilibrio con la sua convivenza nelle nostre giornate. E ciò che è cambiato non risiede solo nelle abitudini stravolte di ognuno di noi, ma sta molto più a fondo, dentro di noi, lì dove spesso non entriamo o dove forse ci siamo abituati a non frequentare la nostra anima troppo spesso appiattita dal pensiero debole che serpeggia imperante.

Mettendo dunque in ordine, mi è caduto l’occhio su un piccolo quadretto, ormai rovinato, semplice, di quelli che si comprano senza cornice, solo per mettere in risalto, o conservare qualche fotografia, o qualche poesia scritta magari alle scuole elementari. Questo quadretto era lì al suo posto, credo, da prima che io nascessi, eredità della precedente casa in cui la mia famiglia risiedeva prima del mio arrivo, contenente un foglio, ritagliato forse da qualche rivista, di quelle che hanno al loro interno, il diavolo e l’acqua santa, tutti insieme: in una pagina gli scandali rosa dei vip, nella successiva l’ultimo miracolo di qualche santo e la famiglia in festa per il prodigio ottenuto. Me lo rivela la carta, abbastanza spessa, ma certo consumata, indubbiamente da più di trent’anni di storia, anche il vetro si è opacizzato dopo tutti questi anni.

Non nascondo che me ne ero accorto, nel mio crescere, della sua presenza in quell’angolo della mia stanza, ma confesso, ahimè, che tolto il titolo scritto a caratteri in grassetto e più in evidenza, non mi ero mai soffermato a leggere cosa riportasse il paragrafo successivo. Beh! Che sorpresa, quando in un attimo di pausa, mi sono cimentato a scoprire il contenuto di quelle lettere mezze sbiadite.

DESIDERATA! Un titolo che è un programma. Una missione. Una vocazione. Se è bello il desiderio che spesso affolla il nostro cuore, la nostra mente, se è bello il desiderio che ha spinto e direzionato la nostra vita a fare determinate scelte, nelle quali forse oggi viviamo, e delle quali raccogliamo i frutti; figuriamoci cosa significa per la nostra anima la sensazione, l’emozione di sentirsi desiderata, voluta, attesa da qualcuno, di esistere per qualcuno. Deve essere il massimo.

Informandomi un poco, ho scoperto che questo testo bellissimo viene quasi sempre presentato come “Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell’antica chiesa di San Paolo”. Invece nel 1959 il reverendo Frederick Kates rettore della chiesa di St. Paul, a Baltimore, Maryland, incluse questo pensiero in una raccolta di materiale devozionale. In cima alla raccolta, c’era l’annotazione “Old St. Paul’s Church, Baltimore, A.C. 1692”, che è l’anno di fondazione della chiesa… da qui l’equivoco. In realtà, l’autore di questi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, vissuto dal 1872 al 1945, e scrisse Desiderata intorno al 1927.

Non starò certo qui a rivelare il contenuto, anche perché qui sopra all’inizio della pagina, trovate il testo, che vi consiglio di leggere, e fare vostro; ma soprattutto perché nelle prossime settimane ci saranno le testimonianze di vita di ben 18 persone che volta per volta, ci daranno la loro visione, il loro pensiero su ognuno dei versi che costituiscono la poesia: otterremo un manuale di antropologia applicata, un manuale di umanità, passata, presente e futura. Un manuale di umanità vissuta sul campo, giorno dopo giorno, cercando di dare il meglio a se stessi e a agli altri vicino a noi.

Due orizzonti mi sembrano però importanti da sottolineare, e che ho voluto indicare nel titolo di questo breve articolo: la persona e la felicità, che fuse insieme danno il tutto necessario per una vita integralmente vissuta, per renderci una persona felice, quella persona che forse ognuno di noi cerca di trovare, che forse ha trovato e si sta godendo, o che forse ha perso, e vive del suo ricordo e della sua presenza nel suo cuore.

La persona, badate bene, e non l’individuo! L’individuo è la grande piaga del nostro secolo moderno, tutto è divenuto a misura di individuo e tutto ci spinge a sposare una dimensione individuale della vita. Niente di più pericoloso per la nostra anima e per la nostra vita. L’individuo – termine usato per primo da Cicerone, come traduzione del termine greco ATOMO, INDIVISIBILE appunto- basta a se stesso, non ha bisogno dell’altro, è una monade a se stante, è un atomo! E questa specificità, di cui il mondo attuale sventola orgoglioso i diritti, e che però ci ha resi tutti più deboli e impauriti, pieni di ansie, deboli, timorosi delle relazioni e della verità intima delle persone che abbiamo accanto, deve essere assolutamente convertita nella eccedenza personalista di cui ognuno di noi è portatore.

La nostra particolarità risiede nel nostro essere PERSONE, termine che in sé risulta essere imprescindibile da una visione comunitaria, o almeno relazionale dell’uomo: la persona che sono io, che sei tu che mi stai leggendo, esiste in quanto tale, perché scopre la sua verità nelle persone che ha intorno. Sono gli occhi di chi ho vicino che mi dicono chi sono io, sono le difficoltà ad aprirmi agli altri nella mia sincerità che mi dice a che punto sono del mio cammino personale. È la persona quindi la forma esatta della nostra anima, è la persona la missione e la vocazione che ogni uomo che si affaccia su questa terra deve perseguire, e insegnare a fare altrettanto.

Mi fermo qui. E la felicità dirai tu? La felicità è il respiro della persona, la felicità è l’orizzonte per cui la persona vive, per cui la persona agisce, per cui piange quando deve lasciare questa vita, la felicità è il desiderio più alto che percepiamo dentro di noi, la felicità non raggiunta, purtroppo spesso, è ciò che ci fa ripiegare nel nostro individualismo, è ciò che ci fa credere che la vita non merita di essere vissuta. La felicità non raggiunta è la peggiore piaga che oggi troviamo diffusa sulla faccia della terra, e con essa, tutti i surrogati che provano ad anestetizzare la sua mancanza. No. Niente anestesia. Iniziamo questo viaggio, lungo, a tappe, perché la felicità esula dal tutto e subito. Perché la felicità non è un’idea e non è un’equazione da imparare. Perché la felicità è legata alla persona. Scopriamoci persone felici.

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DOMENICA 24 MAGGIO

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